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Recensione: Interstellar, il viaggio nell’universo di Christopher Nolan

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locandinapg1Uscita nelle sale: 6 Novembre 2014

Regia: Christopher Nolan

Cast: Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, John Lithgow

Produzione: Usa

Genere: Fantascienza, Avventura

Durata: 169 min.

La grande ambizione di Christopher Nolan, dopo aver regalato perle indimenticabili come Inception e la trilogia del Cavaliere Oscuro (senza dimenticare Memento), era aggiornare la fantascienza all’era del 3D e realizzare il più grande kolossal dai tempi di 2001 Odissea nello spazio.

L’obiettivo, con Interstellar, è stato pienamente raggiunto. Un viaggio interplanetario con due moti principali. Il primo è quello ufficiale, vale a dire la salvezza dell’umanità dall’estinzione. Ci troviamo di fronte a un ritorno alla vita dei campi che dovrebbe denotare una forte dedizione per il lavoro e per i prodotti della natura. Ma questi prodotti non sono più sufficienti, perché anche le ultime coltivazioni di mais sono prossime a esaurirsi.

Ma il secondo obiettivo è proprio il più umano, ossia il ritorno a casa di un padre e la conseguente salvezza dei figli. È questo il desiderio che spinge l’ex pilota della Nasa Cooper (Matthew McConaughey) a salire lassù, dove il sole finisce e dove è tutto oscuro. È soprattutto la promessa fatta a sua figlia, Murph (Jessica Chastain), che ancora porta con sé il dolore per la perdita della madre. Lassù c’è la possibilità di trovare un nuovo pianeta, Terra 2, un pianeta che sarebbe in grado di ospitare la razza umana in difficoltà. Questo esodo interplanetario si potrebbe concretizzare attraverso il congelamento degli embrioni umani, che viaggiano nella nave spaziale-madre. L’ultima generazione è già nata ma non c’è speranza. E guarda caso, si tratta dei figli di Cooper. Ma per giungere ancora più lontano, laddove l’universo sembra sempre più sconosciuto, bisogna attraversare un wormhole, un tunnel spazio-temporale che unisce regioni lontane dello spazio, e che si può trovare vicino a Saturno.

Non è fantascienza ma fisica allo stato puro. Nolan, per rendere ancora più veritiero e possibile il viaggio, si è affidato alle teorie del fisico Kip Thorne, esperto di relatività e di buchi neri nonché di tunnel spazio-temporali.

Se il contesto apocalittico è ormai un topos dei film di fantascienza, a caratterizzare il film c’è la mano di Christopher Nolan, uno che di cinema sa il fatto suo. Nolan è capace tanto di stregare quanto di ambire al massimo che lo spettatore possa vedere. Gli effetti speciali non mancano, proprio come non mancavano in Inception, ma il punto di forza del film non è tanto il godimento visivo quanto il ritmo, la tensione drammatica scandita dalle musiche di Hans Zimmer, o piuttosto la grande empatia che si crea con Cooper e il desiderio impossibile che la magia non finisca mai.

Nolan dimostra di curare ogni cosa possibile: dalla sceneggiatura agli effetti visivi, dalla musica alle ambientazioni. Così si passa da un campo di granoturco, il massimo della semplicità, a pianeti sconosciuti, di sola acqua o di solo ghiaccio. Ciò che l’uomo porta con sé nel viaggio ai confini dell’universo sono il coraggio, la lotta per la sopravvivenza ma soprattutto l’amore, che è la vera chiave di tutto, l’unica vera peculiarità che distingue l’uomo dai robot. E l’amore di un padre per la propria figlia è proprio il sentimento più naturale e più sincero che possa esserci in assoluto. Per questo, mescolando spettacolarità a semplicità, gli ingredienti per un kolossal che non si vedeva dai tempi di Kubrick ci sono tutti.

La fantascienza di Christopher Nolan rispetta le regole del genere (l’apocalisse vicina, il viaggio nello spazio, le frontiere della conoscenza), mescolate però con il dramma umano, il che rende Interstellar un film per tutti, anche per chi si è tenuto lontano da certi film, vinto da un persistente pregiudizio.

Le citazioni, poi, oltre a 2001 Odissea nello spazio e Gravity, si sprecano: nella libreria della piccola Murph si coglie, fugacemente, un titolo: The Stand, in Italia L’ombra dello scorpione di Stephen King. Quel libro non è casuale, proprio come non lo saranno la libreria e l’orologio che Cooper lascerà a sua figlia prima di partire, poiché anche il campo di granoturco richiama il romanzo di Stephen King, in particolare la casa di Mother Abagail, la vecchia centenaria.

Ma al di là del gioco di citazioni e di richiami ad altre opere, nel complesso la grande novità restano il taglio scientifico e la veridicità delle teorie sull’universo e sui wormhole. Non è affatto facile coniugare in maniera intelligente conoscenza e intrattenimento. Il rischio di dare vita a un film incomprensibile su mondi paralleli e viaggi nel tempo c’era tutto, ma la sapiente sceneggiatura di Christopher e Jonathan Nolan (quest’ultimo autore del racconto da cui era tratto Memento, altro sapiente gioco narrativo) sa dosare in maniera brillante humour e thriller, empatia e patetismo, quotidianità e spettacolarità.

Se Christopher Nolan è riuscito a rinnovare un personaggio come Batman, prigioniero della staticità dei supereroi, sempre troppo buoni e prevedibili, cimentarsi con la fantascienza non ne è che la consacrazione. Il budget notevole messogli a disposizione dalla Warner Bros e dalla Paramount è giustificato e lui non ha deluso le aspettative. D’altronde Nolan, in Inception, ha già dimostrato cosa voleva dire costruire i sogni: lui sa realizzarli, o perlomeno trasferirli sul grande schermo.

Interstellar, che piaccia o no, resta un evento imperdibile, anche per chi non è appassionato del genere.

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