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Recensione: “Pompei”

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pompei-bigposter-76932-0Uscita nelle sale: 20 Febbraio 2014

Titolo originale: Pompeii

Regia: Paul W.S.Anderson

Cast: Kit Arington, Carrie Anne Moss, Emily Browning, Kiefer Sutherland, Jared Harris

Produzione: USA 2014

Genere: Azione

Durata: 98 min.

Milo (Kit Arington) è solo un bambino quando vede lo sterminio del suo popolo e dei suoi genitori durante la rappresaglia del Senatore di Roma, Quinto Attilio Corvo (Kiefer Sutherland). Rimasto solo al mondo, il ragazzo cresce a Londra come gladiatore e, notato subito per le doti combattive che possiede, viene fatto schiavo e portato a Pompei, la città alle pendici del Vesuvio. Qui conosce subito la bella Cassia (Emily Browning) la figlia di Marco Cassio Severo (Jared Harris) signore di Pompei che vuole risanare e migliorare la città. Entrambi i giovani provano subito un forte sentimento ma il senatore di Roma pretende la mano di Cassia contro la sua volontà. Accortosi dell’amore tra Milo e Cassia, egli condanna a morte il gladiatore nell’arena ma gli Dèi risvegliano la montagna dal suo sonno: fiumi di lava, terremoti e inondazioni divoreranno l’intera città.

Paul W. S. Anderson riporta su grande schermo la tragedia del 79 D.C. in cui Pompei venne sommersa a causa dell’eruzione del Vesuvio. Lapilli e ceneri cristallizzarono la città che venne portata alla luce grazie agli scavi archeologici; oggi è meta di turisti provenienti da ogni parte del mondo che possono vedere ciò che è rimasto di questa affascinante popolazione, tanto da essere proclamata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità.

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Durante la visione del film, lo spettatore viene avvolto dalla magnificenza di Pompei che all’epoca era un luogo di scambi commerciali soprattutto via mare con i paesi orientali. È qui che Milo fa il suo ingresso insieme agli altri schiavi che devono combattere come gladiatori all’interno dell’arena. Chi avrebbe vinto tutti i combattimenti, sarebbe stato liberato dal volere di Roma e soprattutto dall’Imperatore Tito. Fino a qui sia il periodo storico che l’ambientazione sono ben riportate, ma successivamente il film si focalizza troppo sull’amore tra Milo e Cassia. Sarà sicuramente stato lo scopo del regista, ma forse tutta la storia sarebbe dovuta essere più lunga e variegata: Pompei era in lotta con Roma e nel film questa faida viene solo accennata allontanandosi quindi da riflessioni sociali e politiche che comunque erano importanti da affrontare.

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Inoltre abbiamo già avuto il gladiatore per eccellenza: Massimo Decimo Meridio interpretato dall’indimenticabile Russel Crowe e ci chiediamo perché questo personaggio sia così agognato da molti registi che comunque lo inseriscono senza dargli un senso. Dopo uno scarso Hercules che tutto era fuorchè gladiatore, in Pompei la scelta di un protagonista con tale ruolo è ormai scontata. Il film porta con sé un passato affascinante e soprattutto realmente avvenuto ed Anderson avrebbe potuto lavorare in milioni di modi differenti. Tra i ritrovamenti archeologici esiste il calco di una coppia che viene arsa proprio durante il bacio di addio e quindi la storia d’amore tra Milo e Cassia era sì da rappresentare ma non così tanto da renderlo il fulcro su cui ruota tutta la vicenda narrativa.

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Come se non bastasse, Kiefer Sutherland non rende giustizia a un Senatore di Roma: qui è semplicemente un uomo geloso quando avrebbe dovuto avere un’identità maggiore dato che è il bracco destro dell’Imperatore Tito. Su 98 minuti di film solo l’ultimo quarto d’ora riprende la tragedia che ha portato Pompei ad essere quello che rappresenta da secoli, ovvero un testimonianza tangibile e soprattutto unica nel suo genere. Insomma ognuno dei protagonisti lavora solo per dar luce alla Browning e a Arington in uno scenario costruito su troppi combattimenti.

Non importa quanta lava stia arrivando, c’è sempre tempo per infilzare una persona in più con una spada e quasi quasi lo spettatore si ritrova a fare il tifo per il Vesuvio.

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